Mi sono reso conto di come questo luogo possa sembrare un diario adolescenziale, una raccolta di pensieri legati a dei brani più o meno significativi, e poco altro.
Beh, non è un caso: la musica è il modo migliore che conosca per esprimermi ed è uno dei metri principali tramite il quale instauro i rapporti; essa incarna perfettamente ragione ed istinto, e mi permette di migrare dall'una all'altro in maniera immediata [in accezione modale e non temporale, chiaro] e in entrambe le direzioni.
Ho imparato a capire come non tutti i frutti del giardino delle note appaiano egualmente appetitosi: molti risultano acerbi al primo impatto, e vengono evitati per esser poi riassaporati quando il tempo sarà idoneo; a maturare però curiosamente non è la frutta, ma l'esploratore stesso, finalmente pronto per gustare quello che prima era solo gemma, ed ora è rigoglioso prodotto ai suoi occhi.
I miei percorsi musicali più coscienti e profondi sono iniziati circa un anno fa, quando mi sono avvicinato con più convinzione all'universo metal, solcandone numerosi aspetti: dal progressive di Dream Theater, Pain of Salvation, Shadow Gallery, Fates Warning, Symphony X, Lucassen al melodeath di In Flames e Children of Bodom, dalle trame nordiche di Opeth, Ulver e Agalloch al power di Angra e Labyrinth, dai groove letali di Fear Factory alle atmosfere di Katatonia ed Anathema, dai poliritmi esoterici dei Tool fino allo sludge di Neurosis ed Isis, e mille altri che ora non cito per non tediare ulteriormente.
Segue poi la conoscenza capillare dell'universo shoegaze e postrock, con i manifesti di Slowdive, My Bloody Valentine, Ride, Pale Saints, Galaxie 500, influenzati ora dai capostipiti Cocteau Twins e Dead Can Dance, ora dai rumorosi Sonic Youth, ora dagli oscuri Cure e Joy Division; passando per l'approccio più rock di Catherine Wheel o dei primi Verve, e tramite l'eredità slowcore di Loop e Low, si delinea il postrock dei Mogwai, Godspeed You Black Emperor!, Sigur Ros, Explosions in the Sky - tutti un po' debitori di Slint, Tortoise, Don Caballero, e della nuova ondata nella quale annovero God is an Astronaut, Mono, Port Royal, Russian Circles, Pelican, senza far torto ai tanti meritevoli artisti dell'ambito.
Queste sono a grandi linee le mie due anime attuali - Apollo la prima, Dioniso la seconda; ovviamente la dicotomia è solo un'esemplificazione narrativa, è ovvio che mi diletti con mille altri artisti e generi, se è vero che è da una settimana che mi sveglio con Vorsprung Dyk Technik vol. 1 e pressoché da sempre invece che mi addormento con Secrets of the Beehive..;)
In questo cammino, coincidente con l'esistenza stessa, appaiono e si congedano avventori con medesima frequenza; solo una persona mi accompagna e mi guida sempre - facile da intuire, egli è il Sommo Porcospino, detentore del primato indiscusso digradimento, mai neanche lontanamente scalfito dal primo momento che ne ascoltai del materiale.
Mi ricordo, si trattava di Deadwing - disco che poi imparai a valutare in maniera più distaccata e di cui individuai parecchi limiti, specie a cospetto del resto della monumentale produzione. Ma quel disco conteneva, tra le altre canzoni apprezzabili, una perla che aspettava solo di essere scovata e rapita: quell'opera eccellente che ergo senza remore a mia rappresentazione extracorporale, a mio avatar.
Lei.
Due accordi per un brano tripartito [intro - break - outro=intro]. Niente di speciale direte. Bene, potete pensarlo o dirlo, basta che non mi rompete i coglioni a riguardo, perché questa canzone *sono io*.
Per inciso, la seconda chitarra sul disco non è del buon Wesley, ma di Akerfeldt, un altro scarso mi han detto.
Lontani ormai i tempi delle diatribe liceali circa la supremazia di questo o di quell'altro gruppo, ammetto di provare ancora delusione quando persone a me più o meno care rifiutano in toto il mio universo musicale, perché per certi versi è come se osteggiassero me stesso; di certo non anelo a contatti omopolari, sicuramente sterili sul lungo periodo, ma neppure a repulsione compulsiva circa il giardino che posso finalmente ammirare in tutto il suo splendore, giardino al centro del quale spicca un albero. Irto di aculei, chiaro ;)
Posted in Moods Music I Like on 07 February 2010 at 04:03:13




